Il complotto contro Emergency: la testimonianza di Luca Radaelli, operatore sanitario a Lashkargah in Afghanistan

Luca Radaelli di Emergency Riceviamo e pubblichiamo da Alberto Radaelli, operatore sanitario nell’ospedale di Emergency in Afghanistan Decidere di partire per lavorare in missione a Lashkargah nell’Ospedale di Emergency, significa decidere di lasciare la propria vita per almeno sei mesi e trascorrere questo tempo nella sola occupazione di operatore sanitario, medico o infermiere radiologo, logista che sia. Significa lasciare a casa la famiglia, gli amici, il lavoro, gli affetti. Significa scegliere di fare parte di qualcosa che solo in parte darà benefici e vantaggi individuali. Significa essere consapevoli di essere criticati e criticabili, a volte sostenuti ma spesso incompresi. Significa lavorare in sicurezza ma essere consapevoli di essere nel centro di una guerra che per definizione risulta imprevedibile e di conseguenza capace di sorprendere negativamente e repentinamente. Significa avere la certezza di esser qualcosa di pulito in mezzo alla sporcizia, di essere l’unica opportunità per molti, di essere a contatto giorno per giorno con una sofferenza e un dolore incomprensibile e che nel nostro mondo ritroviamo solo negli occhi dei nonni, degli anziani che ci sono cresciuti in mezzo. Non è mia intenzione vantarmi e pavoneggiarmi con voi per la scelta da me fatta, ormai quasi un anno fa, ma semplicemente farvi partecipi del mio punto di vista di fronte all’attualità degli ultimi giorni. Continua a leggere “Il complotto contro Emergency: la testimonianza di Luca Radaelli, operatore sanitario a Lashkargah in Afghanistan”

Luca Radaelli di Emergency Riceviamo e pubblichiamo da Alberto Radaelli, operatore sanitario nell’ospedale di Emergency in Afghanistan Decidere di partire per lavorare in missione a Lashkargah nell’Ospedale di Emergency, significa decidere di lasciare la propria vita per almeno sei mesi e trascorrere questo tempo nella sola occupazione di operatore sanitario, medico o infermiere radiologo, logista che sia. Significa lasciare a casa la famiglia, gli amici, il lavoro, gli affetti. Significa scegliere di fare parte di qualcosa che solo in parte darà benefici e vantaggi individuali. Significa essere consapevoli di essere criticati e criticabili, a volte sostenuti ma spesso incompresi. Significa lavorare in sicurezza ma essere consapevoli di essere nel centro di una guerra che per definizione risulta imprevedibile e di conseguenza capace di sorprendere negativamente e repentinamente. Significa avere la certezza di esser qualcosa di pulito in mezzo alla sporcizia, di essere l’unica opportunità per molti, di essere a contatto giorno per giorno con una sofferenza e un dolore incomprensibile e che nel nostro mondo ritroviamo solo negli occhi dei nonni, degli anziani che ci sono cresciuti in mezzo. Non è mia intenzione vantarmi e pavoneggiarmi con voi per la scelta da me fatta, ormai quasi un anno fa, ma semplicemente farvi partecipi del mio punto di vista di fronte all’attualità degli ultimi giorni. Continua a leggere “Il complotto contro Emergency: la testimonianza di Luca Radaelli, operatore sanitario a Lashkargah in Afghanistan”

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